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Le giornate del BeneStare

Sulle Aree Interne si è detto molto, si è discusso, ragionato e spesso anche praticato scelte a partire proprio da Accordi di Programma previsti dalla Strategia Nazionale per le Aree Interne. Non si parte quindi da zero e probabilmente c’è “poco da inventare”.

Riteniamo, però molto utile continuare a parlarne, avere la possibilità di ascoltare storie che hanno contribuito a rivitalizzare realtà “marginali”, conoscere e condividere “strumenti” che sono stati messi in moto nelle diverse realtà, ascoltare e raccontare il nostro territorio, i nostri sapori e i nostri saperi, le attività antiche e le innovazioni possibili.

Tutto questo è quanto ci muove nel proporre le “Giornate del BeneStare”; giornate che vogliono essere l’inizio di un percorso capace di avere continuità nelle pratiche da mettere in atto e momenti annuali di ragionamento suggestione racconto e verifica di quanto fatto nei nostri territori.

L’evento è stato organizzato nell’ambito del progetto Villaggi Connessi, finanziato dalla Regione Marche nell’ambito del POR MARCHE FESR 2014/2020, che sperimenta un modello di presa in carico territoriale e integrata, costruendo così nuove basi per un rinnovato welfare comunitario dei territori delle aree interne e colpite dal terremoto del 2016. Il progetto nasce dalla necessità di avviare un processo di confronto e messa in rete di responsabilità e di risorse territoriali per arrivare a creare sul territorio nuove esperienze mirate alla valorizzazione della comunità.

Il tema da cui vorremmo partire, e vogliamo diventi la nostra direttrice, è proprio il benestare, lo stare bene nei luoghi di vita e di produzione, la comunità che si prende cura di sé stessa e di chi decide di entrare a farne parte (anche temporaneamente), l’ambiente e il cibo, la casa e i servizi; sono tutte cose che possono e devono avere spazio anche e soprattutto nelle aree interne, nei piccoli borghi, nelle aree montane e pedemontane del nostro appennino.

Luoghi in cui vivere o semplicemente attraversare ma con quell’attenzione particolare che si riserva alle cose particolarmente care e delicate, perché c’è una delicatezza di fondo nelle aree marginali, molto spesso aspra e ruvida, ma costantemente in equilibrio tra il lasciare andare e il ritornare. Lo spopolamento e i ritornanti. Le nuove riscoperte e i ritrovamenti della radice e l’abbandono dell’impervio e del difficoltoso.

Un crinale continuo viene vissuto, fatto di scelte molto spesso difficili, ma molte di queste ci dicono anche quanto sia possibile “riprendere” la vita di questi territori. Attività turistiche capaci di far vivere esperienze, attività agricole o pastorali che sanno recuperare e restituire i vecchi sapori, scelte di condivisione in percorsi di cura e salute, formazione su vecchi e nuovi mestieri e professionalità.

Tutto questo per noi significa fare e attivare percorsi di animazione di comunità come potenziale strumento di cambiamento sociale, economico e relazionale per il territorio dove viene svolto e dalle cui specificità e bisogni dipendono strategie e azioni.

Fare animazione di comunità nel territorio è necessario poiché il territorio, oggi più di prima, ha bisogno di mobilitare tutte le proprie risorse positive – prima di tutto le persone – per rispondere con soluzioni nuove o più efficaci ai propri bisogni. Si agisce all’interno di questi ambiti connettendo e condividendo risorse e saperi diffusi, solidarizzando, mettendosi all’opera per realizzare o facilitare il realizzarsi di progetti comuni. Si tratta di far emergere quella “progettualità molecolare”, già costituita da persone che lavorano e che praticano nel presente e nel territorio il cambiamento, per il quale stanno lottando, ampliandola e rafforzandola nello stesso tempo attraverso il coinvolgimento più ampio delle comunità locali e l’avvio di nuove attività o nuovi esperimenti sociali, economici e produttivi, di vita e cura, ancora più forti e più incisivi.

Quattro giornate, quattro incontri, quattro Comuni. Questo il programma delle giornate del BeneStare: riflessioni sui luoghi come opportunità e buon vivere. Aree interne, territori marginali, borghi che si spopolano. 

Assieme a personalità di caratura nazionale, studiosi, economisti, artisti e ricercatori proveremo a raccontare in maniera diversa questi territori partendo da esperienze e pratiche virtuose, da analisi sulle opportunità e valorizzazione di quanto viene già fatto, nel fermano ma anche in altre “aree interne” del nostro Paese. Un laboratorio di pensiero che intende essere il punto di partenza – o quantomeno l’occasione per fare un punto – per un processo di “ripensamento” dello sviluppo locale a misura dei bisogni e delle caratteristiche di questa area; un processo che possa essere quanto più partecipato e coinvolgente di risorse ed energie di questo territorio. 

Fabrizio Barca, Aldo Bonomi, Wu Ming 2, Pietro Marcolini, sono solo alcuni dei nomi che interverranno nei quattro talk previsti a Montefalcone, Grottazzolina, Montappone e Servigliano dal 9 al 12 settembre. Ogni giornata prevede un talk su temi differenti legati a quale idea di BeneStare possiamo e vogliamo costruire in queste aree: Raccontare il territorio; Amministrare/Socializzare; Economie di Comunità; Rigenerare/Ricostruire/Ripensare. 

Sarà possibile fare cena tramite le proposte del food truck della cooperativa di comunità dei Sibillini il quale si avvarrà di produzioni del nostro territorio. Dopocena un film legato ai temi affrontati in queste giornate. La strada vecchia con la presentazione del regista Damiano Giacomelli a Montefalcone Appennino, Visage, village di JR e Agnès Varda a Grottazzolina e infine Bar revolution di Gianpaolo De Siena e Michele Salvezza.

Inoltre, Sabato 11 Settembre alle ore 15 a Montappone partirà Paesaggi Connessi, il tour in e-bike alla scoperta delle campagne dell’entroterra Fermano, realizzato in collaborazione con il CTF Travel di Fermo.

Qui il programma completo e le modalità di iscrizione
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