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Social media e genitori

Social media genitori
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“Guardami!… click!” e sei già su Facebook. Così, in un attimo, la foto che un tempo finiva in un quadretto in casa o nell’album da sfogliare solo tra intimi dopo qualche anno, oggi è pubblica e la possono vedere più persone di quelle che immaginiamo. Il web è pieno di foto di minori inconsapevoli di essere più o meno famosi già prima di riuscire ad aprire bocca e sillabare la prima parola (magari di protesta). Questo però non è un post che vuole fare della morale, ma soltanto porsi delle questioni.

La prima riguarda la privacy:  c’è una sostanza della privacy che è profondamente intima e che dovrebbe essere gestita soltanto dal minore una volta che ne è consapevole? Ci sarebbe una legge italiana che parla chiaro (la legge 633/41 vieta la pubblicazione di foto di minori riconoscibili) ma è altrettanto chiaro (forse in alcuni casi legittimo) che, con il tempo, le consuetudini e i costumi portano spesso la società a interpretazioni elastiche delle norme, fintanto che non vengono cambiate. Ma il punto è: ci sarà una generazione che avrà proprie foto pubblicate a partire dal proprio anno zero, senza aver avuto la possibilità di scegliere (nemmeno quali foto!). Chi è già adulto, i genitori come si sentirebbero in questa situazione?

Qualcuno obietterà: settando in maniera precisa i social network si può decidere chi vede o meno le foto pubblicate. Ora, io chiedo, con onestà:  alzi la mano chi ha fatto veramente questa operazione, chi la fa con manutenzione regolare, chi si pone il problema ogni volta che allarga il proprio network? Se fossimo in una sala, forse vedrei poche mani (o perlomeno la mia timeline mi fa credere questo). Ho anche un’altra domanda: alzi la mano chi ha letto, almeno in parte, le norme sulla privacy di Facebook? (se siete curiosi le trovate qui https://www.facebook.com/about/privacy/). Analoghe riflessioni, secondo la mia opinione, si possono fare con altre piattaforme di condivisione.

La seconda questione riguarda invece la proprietà: siamo portati a pensare che i contenuti, foto comprese, pubblicati sui social network siano del nostro profilo. La realtà è un po’ diversa: per esempio, parlando del social network più frequentato, accade che le condizioni di utilizzo di Facebook prevedono la cessione di diritti senza limiti, irrevocabile e perpetua, delle immagini che vengono pubblicate sul canale. Potremmo dire che le foto che pubblichiamo sono le nostre, ma quantomeno in comproprietà con chi gestisce il servizio. Ci siamo mai chiesti che utilizzo ne fa di questi contenuti il nostro “socio”? E dove potrebbero finire i contenuti che pubblichiamo? Ci interessa?

Ora la riflessione che vorrei porre è: che tipo di equilibrio possiamo trovare tra la gioia di genitori nel vedere il proprio figlio, il desiderio di volerla condividere con gli altri da una parte e la tutela, il rispetto che dovremmo avere per un cittadino, tutto sommato, inconsapevole? Ci sono aspetti sui quali, seppur genitori, sarebbe bene che abdicassimo in attesa di tempi più maturi? E come si fa trovare questo equilibrio?  La ricerca di questo equilibrio credo abbia un valore educativo nei confronti dei rappresentanti più piccoli della nostra società.

Non mi pare di dire una cosa nuova affermando che l’imitazione dell’adulto sia uno dei modi con i quali i bambini apprendono con maggiore solidità e velocità dagli adulti: in questo senso l’utilizzo “spregiudicato” di strumenti e servizi digitali diventa anche un passaggio educativo significativo. Troppo spesso, per esempio, mi capita di vedere foto di bambini in atteggiamenti e ammiccamenti tipici di una età decisamente più evoluta. Mi chiedo con quanta e quale consapevolezza stiamo usando strumenti così facili con effetti così complessi.

Dal mio punto di vista è una riflessione importante perché potrebbe cambiare anche il modo di utilizzare gli strumenti digitali che abbiamo oggi, non solo quando di mezzo ci sono i nostri figli o dei minori in genere. Più che di una questione di tecnologia, a mio modo di vedere, si tratta di una questione di educazione, di buona educazione. Siamo pronti a imparare le buone maniere?

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