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Officina di Sociale Evoluto e il convegno sulle demenze a esordio tardivo

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Le nostre riflessioni.

Sabato scorso si è tenuto il primo appuntamento di Officina di Sociale Evoluto (OSE). Si tratta di un percorso di formazione che si articola su 8 differenti aree e che è volto ad un’offerta di alta qualità al personale sociale – e non solo – del territorio fermano e dei territori vicini.

Con questo primo appuntamento abbiamo affrontato il tema delle demenze a esordio tardivo e lo abbiamo fatto cercando di alimentare tutte quelle caratteristiche qualitative con le quali intendiamo realizzare l’intero percorso. Abbiamo anzitutto presentato una nostra indagine tramite la quale sono stati analizzati i dati relativi al fenomeno delle demenze a esordio tardivo nel territorio della provincia fermana ed in particolare le casistiche riguardanti i soggetti coinvolti dall’attività diagnostica dei servizi sanitari dell’Area Vasta 4. In sostanza abbiamo posto l’attenzione sulla ricerca e sull’approfondimento del fenomeno e sulla sua articolazione locale come base sui cui costruire la riflessione (e in alcuni casi l’attivazione) che ne segue. Un elemento di metodologia che ci sembra di grande rilevanza.

Abbiamo poi avuto tre relatori che si sono confrontati sul ruolo che l’operatore socio-sanitario può svolgere rispetto ad una malattia che non consente – allo stato attuale della conoscenza medico-scientifica – di poter essere curata. Si tratta, in sostanza, di una situazione in cui il paziente aggiunge al progressivo deterioramento cognitivo determinato dalla malattia, la consapevolezza di essere entrato in un tunnel nel quale le sue condizioni sono destinate a peggiorare rapidamente ed ineluttabilmente.

Abbiamo imparato soprattutto quanto sia importante la dimensione di accoglienza e di costruzione di ambienti capaci di continuare a dare valore all’esperienza vitale dell’anziano e a non farlo sprofondare nella disperazione della solitudine e dell’abbandono. Abbiamo appreso il valore che ha un approccio centrato sull’empatia e sulla capacità di comprendere il nuovo e singolare mondo di sensazioni in cui l’anziano con demenza viene a trovarsi. Ma soprattutto abbiamo appreso quanto tali capacità non sono necessariamente elementi connaturati nell’operatore e frutto esclusivo della sua indole: si tratta di competenze che vanno individuate, addestrate e costantemente sostenute e approfondite. Si tratta di comportamenti professionali che possono e debbono essere appresi e di ambienti professionali e vitali, da costruire con attenzione, sensibilità e documentazione, evitando improvvisazione e superficialità. In tutto questo le tre relazioni tecniche della mattinata sono state un grande contributo di contenuti da apportare nei servizi e nell’azione dei caregiver rispetto all’anziano affetto da demenza.

Ed è qui il focus e lo stile che intende mantenere Officina di Sociale Evoluto. La convinzione che per troppo tempo le professioni sociali sono state sottoposte ad una generale sottovalutazione; si pensa che le professioni di relazione siano guidate da doti naturali e poco abbiano a che fare con l’apprendimento. A volte questa sottovalutazione avviene anche da parte degli stessi operatori. Invece siamo persuasi che la formazione non è mai abbastanza e che occorre costruire quotidianamente un’architettura culturale e operativa tanto forte da poter sostenere l’operatore nella complessa quotidianità della sua attività.

Sistemi di formazione blended. Si tratta di una formula in voga e comporta la volontà di organizzare attività formative multicanale e multiformi. È quello che intendiamo fare con gli eventi di Officina di Sociale Evoluto: eventi che propongono un’attività formativa in aula di carattere frontale, laboratoriale e di scambio, attraverso la forma della tavola rotonda o costruendo un gruppo di studio che acquisisce e costruisce apprendimento. Questo perché intendiamo caratterizzare l’ambiente in termini di apprendimento cooperativo, cioè l’apprendimento viene costruito tramite il contributo di tutta “l’aula” coinvolta nell’evento di formazione e non solo dell’esperto chiamato a relazionare quello specifico contenuto di competenza. Ed è in questa ottica che stiamo organizzando il corso di specializzazione “Tecnico delle problematiche socio-educative” che intende dare competenze relative alla conoscenza delle patologie e alle caratteristiche che le stesse assumono, da un punto di vista fisiologico e neurologico. Intende dare una metodologia di trattamento rifacendosi alle due principali modalità presenti a livello internazionale e ormai validate da anni di pratica terapeutica: il metodo Validation e il metodo Gentlecare. Intende dare nozioni sulla farmacologia, sulle relazioni di supporto ai principali caregiver e una conoscenza di base sulla rete di servizi territoriali (presto daremo informazioni più dettagliate a riguardo).

È così che sabato scorso abbiamo costruito una tavola rotonda che ha messo a confronto differenti “esperti” del territorio che in uno scambio tra loro e la platea, hanno ragionato sul fenomeno delle demenze nel territorio fermano e delle opportunità e necessità che si aprono in questa fase per offrire un più ampio e sensibile sostegno ai malati e alle loro famiglie. Uno scambio che ha voluto individuare delle piste di lavoro sulle quali andare a poggiare la futura progettualità sociale rispetto a questa tipologia di servizi.

Per una cronaca più puntuale del convegno, leggere qui.

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