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Il metodo Validation e il metodo Gentlecare

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All’interno dell’impegno che AgenziaRes sta portando avanti nel vasto argomento Alzheimer, rientra il corso di formazione Tecnico delle Problematiche Socio Educative: un corso autorizzato dalla Regione Marche che ha l’obiettivo di formare operatori in grado di gestire le demenze senili in una presa in carico non farmacologica. Di tali aspetti, abbiamo pensato di mettere al centro del nostro corso i due che ci sembrano maggiormente interessanti e fondamentali per iniziare a pensare al malato come una persona e non come l’incarnazione dell’inevitabile processo di invecchiamento che conduce al fine vita: il metodo Gentlecare e il metodo Validation.

Senza dubbio, ci troviamo di fronte a metodologie ampiamente utilizzate all’estero e in alcune zone d’Italia. Purtroppo, risultano semisconosciute nel nostro territorio, tanto che la progettazione di un corso su queste tematiche ci è sembrata necessaria.

Cercheremo di essere efficaci con questo articolo nel descrivere i tratti salienti dei due metodi pur rimanendo nell’ambito della sintesi.

Il metodo Gentlecare. Ideato e promosso da Moyra Jones, è un metodo protesico e pone le sue basi nella conoscenza del malato. Conoscenza sicuramente fisiopatologica ma anche conoscenza in senso stretto: entrare in contatto con la persona e il suo contesto ambientale e familiare concorre a mettere sullo stesso livello l’operatore e il malato in un rapporto meno sbilanciato. Dopo la conoscenza del malato, è da valutare qual è l’impatto della patologia su di esso: quali le funzioni cognitive compromesse e quali le funzioni ancora abili. Dopo queste due premesse fondamentali si passa alla costruzione della protesi vera e propria che passa attraverso tre elementi: l’ambiente di riferimento (ambiente fisico); i caregiver e le attività che permetteranno di programmare in modo utile la giornata del malato.

Prendersi cura delle persone affette dal morbo di Alzheimer o demenza senile vuol dire prendersi cura di qualcuno che non può essere curato con terapie farmacologiche: non esiste una cura in tal senso quindi, il processo va visto nell’interezza della persona e non in una parte di essa, la parte malata. Nel caso specifico, va ricercata un’alleanza, un lavoro unitario tra il malato, l’ambiente di riferimento e i caregiver: questi ultimi possono essere sia i familiari della persona ma anche membri dell’equipe di cura.

Gentlecare, prevede un approccio limitante alla contenzione. Limitare la contenzione fino ad arrivare ad escluderla nei casi in cui è possibile. Contenere ha significati differenti: può voler dire contenere il malato al fine della sua incolumità ma anche non permettergli di indossare questo o quel vestito, precludergli l’accesso a una particolare stanza ecc. L’elemento fondamentale per limitare la contenzione è la partecipazione attiva delle persone che vivono nelle comunità di cura. Partecipazione intesa come attività per ridare spazio, luce e protagonismo alle persone.

La visione e abitudine radicata in ognuno di noi è il ricovero come ultima spiaggia per l’anziano affetto da demenza senile. All’interno delle strutture di cura, non si pone attenzione agli aspetti della contenzione, alle attività che contrastano la perdita di funzionalità ma si pensa solamente a portare a termine il lavoro quotidiano, le incombenze che queste strutture devono assolvere giornalmente in modo meccanico. L’anziano che esce dal ricovero, spesso ne esce compromesso. Oltre alla preparazione del personale, ai programmi, alle attività, alle contenzioni, è da rivedere anche l’aspetto fisico delle strutture, dell’ambiente. Nell’aspetto della cura, molto dipende dall’ambiente: la luce, gli arredi, i colori delle stanze. Sono tutti elementi che aiutano a dare il giusto rispetto e dignità alle persone, che riducono le cadute, le depressioni e gli stati di agitazione.

Il metodo Validation. Nato negli Stati Uniti grazie a Naomi Feil e diffuso in diversi paesi europei, il metodo Validation è presente anche in Italia. Si basa su un sistema di comunicazione innovativo e raffinato che non si regola sui contenuti cognitivi delle persone disorientate ma utilizza la comunicazione verbale e non verbale per sostenere i problemi relazionali. Al centro vi è il concetto di rispetto: la persona viene accolta, rispettata e si dà il giusto valore alle sue emozioni. Trova compimento in questo metodo il presupposto junghiano secondo il quale “quando i sentimenti dolorosi vengono accolti, riconosciuti, accettati e validati, perdono di intensità”. Se una persona disorientata è in stato di delirio per qualsiasi motivo, a nulla può servire tentare di farla ragionare: se si accoglie la sua rabbia vedremo che l’emozione negativa perderà mano a mano di intensità. Il metodo Validation pone in essere quattro fasi della demenza. Per ognuna di queste fasi, vengono utilizzate delle tecniche diverse, tutte volte all’adattamento e accoglimento del mondo dell’anziano. La prima fase è caratterizzata da un principio di disorientamento e una generale confusione. La seconda fase si distingue per la confusione temporale mentre la terza fase è quella dei movimenti ripetitivi. Anche nell’ultima fase, la quarta, quella dello stato vegetativo, ci sono delle tecniche che consentono di accompagnare l’anziano con dignità. L’unico modo per apprendere il metodo è farlo attraverso formazioni mirate che hanno lo scopo di formare e quindi aiutare i caregiver, quelli tradizionali (le famiglie dei malati) e quelli istituzionali (operatori dei centri). L’utilizzo del metodo ha benefici sia a breve termine che nel lungo periodo: nell’immediato è possibile aumentare la comunicazione, il movimento, l’essere presenti a sé stessi e non da ultimo si riesce a dare un grande supporto emotivo e ridurre il forte stress dei caregiver. Nel lungo periodo si va verso la riduzione dell’isolamento e dei farmaci; si allontana nel tempo l’ospedalizzazione e si sviluppano gli aspetti comunicativi.

Il nostro corso di formazione/specializzazione, mira a formare gli allievi fornendo le basi di questi due metodi innovativi, inserendoli nel contesto generale della rete dei servizi e del contesto di riferimento dei malati.

Lo scopo è quello di fornire una visione nuova, spostare l’attenzione verso un altro aspetto, importante, che fino ad oggi ha ricevuto poca attenzione: la persona nella sua interezza.

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