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La co-progettazione

co-progettazione
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“La co-progettazione si sostanzia in un accordo procedimentale di collaborazione che ha per oggetto la definizione di progetti innovativi e sperimentali di servizi, interventi e attività complesse da realizzare in termini di partenariato tra amministrazioni e privato sociale e che trova il proprio fondamento nei principi di sussidiarietà, trasparenza, partecipazione e sostegno dell’impegno privato nella funzione sociale”

– Delibera ANAC del 30 gennaio 2016 sull’affidamento di servizi a enti del terzo settore e alla cooperazione sociale –

Il 19 aprile p.v. proviamo a comprendere meglio in quale modo lo strumento dei patti di co-progettazione possa rispondere alle necessità di costruire meccanismi virtuosi di affidamento che consentono di massimizzare il livello di riflessione e di individuazione di risorse intorno alle realizzazione di un intervento, attivando processi di partecipazione. Un dispositivo che seppure previsto dall’ultima riforma del codice degli appalti e per certi versi raccomandato nella costruzione di progettazioni e servizi di carattere innovativo, sta però trovando poche occasioni di utilizzo e sconta ancora una scarsa conoscenza da parte di chi potrebbe farne uso.

In termini semplificatori si tratta di un dispositivo che permette alla pubblica amministrazione di individuare i requisiti fondamentali di un intervento e delinearne le caratteristiche per poi intorno a queste, aprire un bando per l’individuazione di partner di terzo settore che siano in grado di offrire un contributo alla progettazione e/o alla gestione di tale intervento. La risposta dei soggetti del privato sociale è volta ad apportare idee e soluzioni rispetto alla natura dell’intervento, ma anche risorse proprie (o la capacità di coinvolgere risorse di terzi) che possano dare un contributo ulteriore al sistema di intervento e quindi aprire possibilità e ampiezza dell’azione come un semplice affidamento non consentirebbe. In un processo di questo tipo, la pubblica amministrazione può operare anche scelte di natura non competitiva: questo significa che la configurazione dell’intervento finale può venire a comporsi dal contributo di soggetti differenti, prendendo più proposte e collegandole dentro un patto di collaborazione in cui ciascuno assume un ruolo e una parte in ragione del tipo di “intelligenza” di quel servizio/intervento che è riuscito a dimostrare nel processo di co-progettazione.

Potenzialmente il quadro normativo delinea un sistema di grande significato innovativo che permette davvero di attivare alcuni elementi virtuosi per tutti i soggetti implicati. Lo fa perché viene a determinare un processo di “apprendimento” collettivo in cui dall’interazione tra i vari partecipanti viene costruito un quadro evolutivo rispetto al punto da cui il processo parte. Un quadro nel quale tutti gli attori fruiscono del reciproco apporto e chi ne raccoglie i benefici più rilevanti è la stessa comunità. Crediamo che una introduzione – che sia però significativa quantitativamente e non marginalizzata a pochi servizi di nicchia – di questo strumento, possa determinare effetti rilevanti su tutte le caratteristiche di intervento sociale di un territorio. Infatti: l’amministrazione locale riceve contributi e idee rispetto alla configurazione di un servizio allargando la possibilità di individuare soluzioni utili e innovative; il privato sociale attiva un processo di pensiero e di apporto di know how nella costruzione dell’intervento; la comunità viene coinvolta non solo come beneficiario, ma come soggetto attivo; complessivamente tutto il ciclo è finalizzato ad allargare l’orizzonte di risorse e di conoscenza che viene implicato nel processo.

Gli enti di terzo settore che sono coinvolti in un processo di questo tipo entrano in una dinamica dove la competizione non è al ribasso (dimostrare la propria capacità di erogare il servizio richiesto facendo risparmiare), ma si attiva una dinamica tesa a dimostrare la capacità di apporto e di conoscenza. Non un apporto banalmente strumentale – che è la nuova moda dei bandi di affidamento in cui si chiedono “regalie” al partecipante – ma un apporto in termini di conoscenza, di competenze tecniche e metodologiche sulle specifiche di servizio e di legami locali reali. Quest’ultimi infatti sono gli unici che possono consentire di individuare risorse territoriali e comunitarie reali, da implicare nell’intervento. Inoltre, quando il meccanismo viene spinto al massimo, consente all’amministrazione di scegliere una soluzione che può essere la combinazione di proposte differenti e di apporti diversificati, determinando, in questo modo, necessità (e quindi opportunità) di cooperazione tra organizzazioni differenti chiamate a collaborare per uno stesso scopo. Se leggiamo tutto questo meccanismo in ottica di bilancio sociale e di costruzione di capitale sociale, ci sembra evidente come vi sia un complessivo valore aggiunto che cresce e che viene immesso nel sistema, laddove i processi di affidamento con dinamiche di ribasso, proprio in questa ottica, determinano invece – come conseguenza del meccanismo di gara – un impoverimento complessivo di sistema. Un impoverimento che si coglie solo laddove si abbia la capacità “politica” di leggere l’insieme del sistema sociale di intervento e non solo un suo terminale; un operatore sociale impoverito e un organismo di terzo settore sempre più povero di risorse economiche non sono certo in condizione di offrire al territorio un valore significativo sotto alcun aspetto.

Il 19 aprile, presso la sede della Croce Verde di Fermo (Piazzale Tupini) ragioneremo di tutto questo. Lo faremo guidati dagli interventi di Loris Pierbattista (responsabile del Servizio Centrale di Committenza del Comune di Ascoli Piceno) e di Giorgio Bisirri (consulente e progettista di politiche e interventi sociali) che ci introdurranno nei meccanismi dello strumento legislativo e in alcune prassi virtuose che ne hanno visto l’utilizzo. Proseguiremo poi con una tavola rotonda alla quale, insieme ai due relatori, interverranno Giovanni Santarelli (dirigente del servizio Servizi Sociali della Regione Marche), Franco Alleruzzo (Presidente di Legacoop Marche), Gianni Della Casa (dirigente dei Servizi Sociali del Comune di Fermo), Bruno Bonelli (segretario del Comune di Montegranaro). Nel corso della tavola rotonda gli esperti convenuti e il pubblico presente in sala avranno modo di ragionare e confrontarsi intorno alle opportunità e alle difficoltà di utilizzo che questo strumento legislativo apre.
I lavori cominciano alle ore 9 e si concludono alle 13.

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