Lavoro che cambia

Riforma terzo settore: i cambiamenti in sintesi

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 “Con l’approvazione di oggi conseguiamo tre obiettivi: – aveva dichiarato il sottosegretario al Lavoro Bobba all’atto dell’approvazione della riforma – il primo e più importante è la “carta d’identità” per il terzo settore. Seguono il servizio civile universale, aperto anche agli stranieri, e la creazione di un ecosistema per le imprese a finalità sociale”. Proviamo quindi a capire meglio, anche se in sintesi, quali siano i contenuti di questa importante riforma.

Identità. Il terzo settore è dunque l’insieme dei soggetti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche solidaristiche e di utilità sociale. Al suo interno sono ricomprese le organizzazioni di volontariato, le imprese sociali, le fondazioni e comunque tutti quei soggetti che anche qualora svolgano attività commerciale, lo facciano per uno scopo sociale e che qualora producano utili, provvedano a destinarli all’oggetto sociale.

Fiscalità e normativa civilistica. La legge delega prevede quindi un lavoro di riassetto della fiscalità di vantaggio, unificandone le caratteristiche per tutti i soggetti del terzo settore, come anche delle normative civilistiche, istituendo anche un Registro Nazionale unico del Terzo Settore nelle cui differenti sezioni siano ricompresi tutti gli organismi. Sono sanciti principi di trasparenza e la previsione di controlli da parte del Ministero del Lavoro; in particolare la redazione dei bilanci dovrà essere improntata da fini di trasparenza e di verifica per tutti gli organismi di terzo settore.

I principi di correttezza e trasparenza prevedono, ad esempio, che vengano messe al bando politiche di dumping (cioè vendere i propri servizi ad un prezzo inferiore a quello di vendita, spesso nell’ottica di eliminare i propri concorrenti) laddove si dichiara che non è più possibile partecipare ad appalti pubblici, da parte di associazioni e fondazioni, senza l’applicazione di contratti nazionali di lavoro di settore.

Governance. Viene istituito il Consiglio Nazionale del Terzo Settore ed è prevista una complessiva riorganizzazione dei CSV (Centri Servizi per il Volontariato) rivisti secondo principi di efficacia, ma soprattutto di partecipazione e trasparenza.

Per quanto riguarda la governance interna alle organizzazioni c’è un forte accento sui temi partecipativi: da un lato per quanto riguarda il volontariato è prevista la garanzia dei principi di gratuità, democraticità e partecipazione; mentre all’interno dell’impresa sociale si prevede il coinvolgimento di dipendenti, utenti, e di tutti quei soggetti che sono portatori di interessi.

Impresa sociale. Una serie di indicazioni specifiche riguardano questo soggetto che era in qualche modo considerato il cuore della riforma. Dopo avere ridefinito in maniera chiara tale soggettualità, vengono individuati i settori in cui può essere svolta attività d’impresa e che vanno a modificare le definizioni del dlgs 155/2006 aggiungendo il commercio equo e solidale, i servizi per il lavoro finalizzati all’inserimento di lavoratori svantaggiati, l’alloggio sociale, il microcredito e l’agricoltura sociale. Vengono previste delle forme di remunerazione del capitale oltre all’introduzione di facilitazioni per l’accesso a capitali di rischio. Su questo versante è prevista l’introduzione di portali telematici e misure agevolative per favorire investimenti di capitale (punti che avvicinano l’impresa sociale al trattamento per le start up innovative).

Risorse. Per l’applicazione della legge delega, con la legge di stabilità 2016, sono stati stanziati 140 milioni per il 2016 e 190 milioni annuali per il biennio 2017-2018. Sono stati inoltre istituiti un fondo per il finanziamento delle attività di interesse generale promosse dagli enti del terzo settore (17,3 milioni nel 2016, 20 milioni a partire dal 2017) e un fondo rotativo per sostenere impresa e investimenti in ricerca (200 milioni di euro destinati al finanziamento a tassi agevolati di piani d’investimento a favore di imprese sociali e cooperative sociali). La legge delega ha poi previsto – ed è stato uno degli elementi maggiormente discussi della riforma – la Fondazione Italia Sociale, che intende essere un collettore di risorse finanziarie da riversare sul settore e sulla sua operatività, per abilitarne in modo particolare la capacità di fare investimenti che è uno dei limiti principali degli organismi di terzo settore.

Servizio Civile Universale. È questo l’altro oggetto che ha molto caratterizzato il dibattito nazionale, con il quale si mette sul tavolo l’obiettivo di raggiungere i 100 mila volontari annui e di prevedere un accesso universale consentendolo dunque anche agli stranieri regolarmente soggiornanti. Viene riordinato il quadro rispetto alla relazione tra la struttura nazionale del servizio e quella regionale e previsto di procedere al riordino e revisione della Consulta Nazionale per il servizio civile universale.

In sostanza un’operazione capillare di risistemazione di un variegato e complesso soggetto quale è il terzo settore che ha posto basi importanti e condivise di miglioramento del quadro, ma che potremo completamente comprendere quando saranno approvati tutti i decreti delegati che recano tanta parte di questa riforma: un’operazione per la quale la riforma da un anno di tempo e quindi la scadenza è per luglio 2017.

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