Laboratorio di apprendimento

La Mindfulness come pratica contro lo stress

mindfulness
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Seconda parte.

La settimana scorsa, in questo articolo, abbiamo introdotto ed esaminato brevemente lo stress, soffermandoci in particolare sulla pericolosità che può comportare il vivere questo stato in maniera prolungata (v. articolo). Lo stress è quindi una brutta “gatta da pelare”, qualcosa che di certo non possiamo ignorare, pena subirne passivamente gli effetti. Come possiamo dunque intervenire? In che modo possiamo “prendere provvedimenti” in merito ai nostri livelli di stress? Cosa possiamo fare a riguardo? A fronte di tutte queste domande, offrire una sola risposta può essere sufficiente: praticando Mindfulness.

Mindfulness è un termine inglese che indica un particolare stato di presenza mentale. Come spiega nel dettaglio Jon Kabat-Zinn, padre della Mindfulness, è “un particolare modo di prestare attenzione al momento presente, intenzionalmente e in maniera non giudicante”. Saki Santorelli, direttore del Center for Mindfulness all’Università del Massachusetts, la descrive come “un modo di essere che implica lo stare costantemente in relazione con se stessi e con il mondo, accettando quello che c’è, sia che si tratti di disagio, di sofferenza, di passione o di piacere”.

Nella concretezza della pratica, si realizza dirigendo volontariamente la propria attenzione a quello che accade nella propria esperienza di vita, momento per momento, in un clima di accoglienza. Questo tipo di osservazione ci permette, gradualmente, di aprirci alla ricchezza del momento presente senza giudizio o critica, attaccamento o ripulsa. La prospettiva della Mindfulness introduce quindi un modo nuovo e diverso di incontrare la propria esperienza di vita. E’ un’occasione di libertà che può insegnarci come abbandonare l’abitudine delle reazioni allo stress condotte dal “pilota automatico”, per abbracciare la novità del rispondere consapevolmente.

La Mindfulness è sempre più al centro dell’interesse della ricerca scientifica in medicina, in psicoterapia e in ambito educativo. Studi che hanno questo tipo di pratica come oggetto di ricerca, si sono moltiplicati nel corso degli anni e stanno continuando a crescere. L’esercizio costante della Mindfulness si è dimostrato efficace nella riduzione dello stress e delle patologie ad esso correlate, nel sollievo di sintomi fisici connessi
a malattie organiche e, in generale, nella promozione di profondi e positivi cambiamenti dell’atteggiamento, del comportamento e della percezione di sé stessi, degli altri e del mondo. Dunque alla luce delle ricerche fatte e delle evidenze raccolte nel corso degli anni (percorso che continua a tutt’oggi), la Mindfulness ha trovato applicazione in una miriade di varie e diversificate realtà.

A tutt’oggi potrei scherzosamente dirvi che viene suggerita “ovunque ci siano esseri umani”, ad esempio nelle Aziende e Organizzazioni (per ridurre lo stress in ambito lavorativo e migliorare la capacità di costruire e mantenere relazioni interpersonali di qualità); nelle Carceri (per ridurre il disagio e soprattutto lo stress del periodo di detenzione); nelle Scuole e Università (sia per gli insegnanti che per gli studenti, per favorire la crescita di qualità cognitive importanti nell’apprendimento: attenzione vigile e consapevole, concentrazione e memoria; inoltre aumenta le capacità empatiche e quindi di relazione efficace tra docente – discente).
A voler esser precisi però, queste di cui vi ho parlato, sono le applicazioni più recenti. Il primo impiego in assoluto della Mindfulness in forma strutturata avviene proprio nel principale ambito di nostro interesse, quello della gestione dello Stress, e si chiama Protocollo MBSR.

La prossima settimana ci soffermeremo e analizzeremo il Protocollo MBSR (Mindfulness Based Stress Reduction – Protocollo di Riduzione dello Stress basato sulle Pratiche di Consapevolezza).

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