Laboratorio di apprendimento

Diritto al difetto: la valorizzazione dell’imperfetto

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I learning devices Vs il diritto al gioco non strutturato.

In un mondo di devices ultratecnologici, giocattoli super-performanti, lavagne multimediali in ogni classe scopriamo che la più autentica e ricca modalità di gioco è quella offerta dai materiali non strutturati: barattoli vuoti, tubi di cartone, scatole, ritagli di materiali vari. Quello che in ogni casa finisce nella spazzatura.

O ancora: tubi di plastica, filo elettrico, scarti di stampaggio in materie plastiche, blocchetti di legno, rocchetti e bobine. Quanto viene generalmente definito scarto aziendale. Per non parlare di foglie, ghiande, conchiglie, rametti, sassi, sabbia, terra e quanto anche il più semplice giardino ci regala. Qualcuno la chiama spazzatura e, se non intervengono l’occhio attento e l’azione tempestiva di un educatore, spazzatura sarebbe.

Stiamo imparando, invece, che oggetti tenuti in così poco conto da essere gettati via, sono invece una fonte inesauribile di apprendimento e divertimento, per i più piccoli, come per gli adulti che riescono ancora a giocare come bambini.

Nessuno di questi materiali è un giocattolo, né tanto meno un learning device, ma proprio per questo sono tutti dei potentissimi inviti al gioco: perché ognuno può usarli nel modo che più gli piace, perché sono riutilizzabili all’infinito, perché si possono utilizzare in innumerevoli combinazioni, dando vita a storie e giochi sempre diversi, da soli, in coppia, in gruppo.

Non sono progettati dagli adulti affinché i bambini imparino delle cose, non suggeriscono un uso appropriato e mille altri, invece, sbagliati. In realtà non suggeriscono niente: spiazzano.

E lo spaesamento che ne deriva fa sorgere domande: Cos’è? A che serve? Che rumore fa? Si rompe se lo faccio cadere? Cosa posso farci? A cosa assomiglia? Posso usarlo insieme a questo barattolo?

Se è vero, e noi siamo certi che lo sia, che “Insegnare non è riempire un secchio, ma accendere un fuoco”, questi materiali possono essere le pietre focaie nelle mani degli educatori: perché stimolano domande, appunto, perché permettono usi creativi e divergenti, combinazioni sorprendenti.

Sono materiali che si prestano a livelli diversi di esperienza:

l’esplorazione, per osservarne caratteristiche e comportamenti: è duro? Morbido? Che odore ha? rotola? Si impila? Etc.

la costruzione, composizioni di materiali, torri, recinti, ponti, strutture complesse, etc.

la finzione, per “far finta di” cucinare, lavorare, curare gli ammalati, vendere e comprare, etc.

la narrazione, per creare scenari ed inventare storie che animano i diversi personaggi.

Sotto la superficie giocosa di queste esperienze, si nasconde una gamma di apprendimenti amplissima e fondamentale. Per vivere e condividere questi giochi i bambini devono sviluppare le proprie competenze motorie e fini-motorie, di coordinazione oculo-manuale, di programmazione delle singole azioni, di destrezza e precisione, di previsione dei comportamenti degli oggetti e delle persone (cadrà se lo appoggio sopra questo pezzo? Il mio amico sarà d’accordo a proseguire la costruzione con i blocchetti di legno?), di linguaggio, cognitive, etc.

Crediamo, però, che oltre a questo, una scelta educativa che mette al centro i materiali non strutturati, sia molto di più.

Innanzitutto, è un messaggio di sostenibilità: non c’è bisogno di spendere patrimoni per fare esperienze significative ed importanti. Gli oggetti, anche quelli più impensati, possono avere una nuova e lunga vita se guardati dalla giusta prospettiva.

È un messaggio di inclusione: eliminiamo la suddivisione in oggetti di serie A e oggetti di serie B, così come tra persone che sono in grado di ed altre che non lo sono. Un ambiente educativo caratterizzato dall’utilizzo di materiali non strutturati permette ad ognuno di trovare ciò che fa per lui, offrendogli occasioni di gioco e di crescita che sono esattamente al suo livello.

È un messaggio di possibilità, perché promuove il diritto all’imperfezione, vedendo nell’inutilità, nella diversità e nell’errore le chiavi di accesso per nuove opportunità di crescita.

Per adottare questo approccio all’educazione e all’apprendimento, quindi, basta poco: materiali di scarto ben selezionati ed organizzati.

Per adottare questo approccio all’educazione e all’apprendimento, quindi, ci vuole tantissimo: uno sguardo attento alle cose e alle persone, capace di scovare in ognuno delle possibilità di sviluppo e di valorizzazione.

Ne saremo capaci?

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