Innovazione Sociale

Il marketing digitale è già social(e)

marketing sociale
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I principi che stanno alla base delle nuove (si fa per dire) teorie di marketing digitale e ancor di più delle strategie con cui bisognerebbe utilizzare i social media sono molto simili a quelli che il terzo settore utilizza da sempre per la promozione delle proprie attività nel sociale. La necessità di costruire una community (è inglese, ma l’italiano “comunità” è una buona traduzione), l’importanza di curare le relazioni e quella di mettere al centro le persone, il valore della trasparenza e quello dell’onestà con i clienti (nel sociale sono “utenti”, ma lo sono anche nel marketing digitale spesso), la necessità di aiutare le persone a soddisfare i propri bisogni,  sono tutti fondamentali che la promozione sociale analogica (passatemi l’accezione volutamente ironica) teorizza e pratica da sempre.

La domanda a questo punto è: come mai, allora, questo settore non ha saputo cogliere al volo le opportunità della nuova era del marketing, quella digitale? Credo che le questioni siano almeno un paio, a mio modesto parere: una di tipo culturale, l’altra di tipo tecnico. Partiamo dalla prima. La leva per la quale i markettari (termine con cui si definisce, non senza una punta di sufficienza, chi si occupa di marketing) si sono spostati su principi molto più vicini alle persone, è stata la necessità di continuare a convincere le persone ad acquistare prodotti (e servizi) anche quandola la pubblicità classica non funzionava più così bene. Questo è accaduto, sostanzialmente, perché internet ha limato, a volte quasi annullato, il gap informativo tra chi propone il prodotto e chi lo acquista. La soluzione più efficace per continuare a vendere è stata quella di attrarre i clienti grazie alla condivisione di valori, anziché promuovere i risultati (inbound marketing). Il terzo settore invece non è, perlomeno nel nostro Paese, abituato e preparato a vendere (lo dovrà diventare).

La seconda questione, quella tecnica è legata all’utilizzo di strumenti. Tutte le belle cose che ho raccontato all’inizio di questo articolo (valori, relazioni, persone) nella pratica si risolvono in azioni da realizzare con piattaforme e strumenti informatici, digitali, basati sull’analisi dei dati. Questo rappresenta un enorme vantaggio perché le percezioni e la capacità di cogliere i bisogni delle persone sono supportate da dati, da molti dati. Per fare un esempio, se immagino che a un certo pubblico possa piacere un determinato servizio, posso mettere realizzare in poco tempo una “prova” e verificare la veridicità della mia supposizione (si chiamano A/B test). In questo caso il terzo settore sconta, come altri settori a dir la verità, la scarsa informatizzazione dei processi e una certa mancanza di familiarità (la chiamo io) con questi strumenti: sono facili da utilizzare, anche se sono molto veloci e mutevoli.

Però, perlomeno per questo secondo aspetto, si può fare qualcosa subito. Si può imparare, si possono adottare alcuni strumenti, prendere familiarità con le piattaforme, imparare a utilizzarle non solo come individui ma anche come organizzazioni. E su questo ci sarebbe molto da dire. Ma avremo modo di farlo nel prossimo appuntamento con la formazione di AgenziaRES: il prossimo incontro, in programma per martedì 13 marzo ha come titolo “L’utilizzo dei social network per la promozione sociale”. Per saperne di più consultate la sezione dedicata alla formazione di questo sito. Ah, vi aspetto martedì!

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