Innovazione Sociale

Gioco libero: giocare è una cosa seria

0

Che il gioco sia un mezzo di apprendimento è ormai opinione diffusa. Le case produttrici di giocattoli spendono le loro migliori energie per creare linee di prodotti “educativi” e chi propone attività extrascolastiche (dalla propedeutica sportiva ai corsi di lingua) lo fa sempre sottolineando che “si insegna attraverso il gioco”.

È però necessario fare due precisazioni.

  1. Quello non è gioco. Semmai è una forma di gioco, ma non è certamente il Gioco con la maiuscola, quello che è un bisogno intrinseco dei cuccioli della specie umana (ma non solo, visto che forme di gioco sono identificabili in tutte le specie di mammiferi e anche in alcuni animali meno evoluti) e il loro strumento principale di apprendimento.
  1. Quello non è apprendimento. O meglio, sono piccoli pacchetti di nozioni, ma non vanno ad incidere in maniera profonda nella costruzione delle competenze di base dei bambini.

La verità è che la forma di gioco che più permette ai bambini di apprendere è il gioco libero. Quando diciamo gioco libero, intendiamo tutte quelle attività che scaturiscono dall’esplorazione e dall’azione del bambino sul proprio ambiente (anche umano, certo!), in cui è lui stesso a definire delle regole e a negoziarle con gli altri, in cui spesso apparentemente non c’è alcun obiettivo da perseguire e che non ha bisogno di materiali specifici e ad hoc, ma anzi, è tanto più ricco quanto più utilizza oggetti qualunque[1].

Prima o poi ogni genitore, nonno o zio, si è trovato ad osservare deluso un bambino che ha appena scartato un fantastico giocattolo, ma che è tutto assorbito nel giocare con la scatola. Una scatola, infatti, nelle mani di un bambino può diventare qualsiasi cosa: il forziere di un tesoro, il casco di un motociclista, il garage delle macchinine… Fare questo non è un esercizio banale: significa che la mente di quel bambino sa astrarre e analizzare le varie caratteristiche di quell’oggetto e utilizzarle in modo non letterale, attribuendo loro un significato completamente diverso e piegandolo al proprio volere. Questa è una capacità cognitiva elevatissima, alla base di tutto l’apprendimento culturale.

Tutti, con fratelli o amici, abbiamo saltato tra divano, poltrona e pavimento, chiedendoci reciprocamente aiuto per essere salvati dai pescecani e superare la tempesta che rischia di far affondare la “nave”. Essere l’eroe che salva un naufrago o essere il naufrago stesso sono due modi diversi per gestire le paure e il senso di fragilità e di impotenza tipici dell’infanzia: significa imparare a gestire le emozioni.

Chi non ha assistito o partecipato a battaglie a tirarsi gli elastici? Questo, come ogni altro gioco di lotta, è un modo per misurarsi con gli altri per scoprire i propri limiti e capacità (in questo caso soprattutto motorie e fisiche), ma è anche un raffinato esercizio di autoregolazione: il gioco funziona finché il livello di aggressività resta entro certi limiti e individuare questi limiti è questione di saper leggere i segnali dell’altro (sta ancora ridendo? Si diverte? Dice “basta” sul serio o per gioco?). Un raffinato allenamento delle capacità sociali, quindi.

E che dire degli scenari costruiti con i più disparati oggetti presi da scaffali e cassetti per fare da sfondo a complesse avventure con animali o pupazzi? Per farlo è necessario immaginare qualcosa che non c’è e trovare tutti gli oggetti adatti necessari per ricrearlo, programmare le diverse azioni e concentrarsi sulla preparazione fintanto che tutto non sia a posto. Imparare ad attendere, a lavorare su un obiettivo atteso e posticipare la gratificazione[2] del mettere in scena: sono comportamenti emotivi di fondamentale importanza nello sviluppo di ogni bambino.

Infine, il classico dei giochi: la famiglia. Decidere i ruoli di ognuno, comportarsi secondo le regole sociali pertinenti a quel ruolo, immaginare il proprio “canovaccio” e contemporaneamente adattarsi di continuo alle scelte e ai comportamenti degli altri: tutto questo richiede (e quindi potenzia) un uso molto elaborato del linguaggio, della capacità di negoziare e trovare soluzioni che vadano bene per tutti. Stiamo parlando di competenze relazionali tra le più complesse[3].

Quando il gioco e l’utilizzo dei materiali restano una faccenda dei bambini, inoltre, accade che ognuno diventa protagonista del proprio tempo. E se si gioca in gruppo le regole vanno decise insieme: a cosa giochiamo? Chi fa cosa? Quali comportamenti sono ammessi e quali no? I bambini devono trovare da soli delle risposte e, soprattutto, deve essere in grado di non trasgredirle.

Questo significa imparare ad autoregolare il proprio comportamento[4]: si tratta di una capacità fondamentale lungo tutto il corso della vita ed è tra i più attendibili predittori del successo futuro[5]. Studi longitudinali hanno dimostrato che i bambini che sviluppano maggiormente tale capacità raggiungono livelli scolastici più alti, hanno una vita sociale e lavorativa più soddisfacente, addirittura guadagnano di più[6].

Accanto a questo, aver imparato a controllare il proprio comportamento permette ai bambini di sentirsi padroni di loro stessi, potendo così gradualmente assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Questo senso di controllo su di sé e sulla propria vita, è inoltre un elemento di forte protezione rispetto al rischio di sviluppare ansia e depressione (caratterizzati proprio dalla sensazione di essere in balia di forze incontrollate e incontrollabili) e quindi di un altro apprendimento fondamentale per sviluppare un buon equilibrio mentale e poter godere appieno della propria vita.

Ma la modalità del gioco libero è attuabile anche nell’età adulta per una crescita e uno sviluppo lavorativo? Noi di AgenziaRES stiamo svolgendo delle ricerche che ci permetteranno di verificare questo metodo in ambito lavorativo. Prossimamente pubblicheremo i risultati dei nostri studi, se siete interessati continuate a seguirci.

Se siete interessati a vedere come si svolge il gioco libero per bambini vi invitiamo a Campiglione di Fermo domenica 11 settembre a partire dalle 19:00 nel piazzale antistante la chiesa di S. Gabriele. Potrete sperimentare FuoriGioco, il nostro Spazio Gioco Avventuroso.

Per il momento, paradossalmente, sembra proprio che il miglior investimento che possiamo fare, per il futuro e per la salute dei nostri figli, sia lasciarli giocare liberamente con i propri amici!


[1] Cfr. P. Gray (2013). Lasciateli giocare. Torino, Einaudi

[2] Berk L & Myers A, The Role of Make-Believe Play in the Development of Executive Function, American Journal of Play, pp 98-110, volume 6, number 1

[3] Brown, S. (2010). Play: How it shapes the brain, opens imagination and invigorates the soul. Avery Publication, USA.

[4] Berk, L.E., Mann, T.D., & Ogan, A.T. (2006). Make-Believe Play: Wellspring for Development of Self-Regulation. In D.G. Singer, R.M. Golinkoff & K. Hirsh-Pasek (Eds.), Play=Learning: How Play Motivates and Enhances Children’s Cognitive and Social-Emotional Growth. (pp. 74-100). Oxford: Oxford University Press.

[5] https://investinginkids.net/2012/01/24/new-long-term-estimates-of-the-effects-of-the-abecedarian-program/

[6] Gertler, P., Heckman, J., Pinto, R., Zanolini, A., Vermeersch, C., Walker S., Chang S. and Grantham-McGregor S. Labor Market returns to Early Childhood Stimulation: a 20 years Followup to an Experimental Intervention in Jamaica”, National Bureau of Economic Research, Working Paper No. 19185, June 2013. Schweinhart L.J., Montie J., Xiang Z., Barnett W.S., Belfield C.R., Nores M., “The High/Scope Perry Preschool Study Through Age 40: Summary, Conclusion anf FAQ. 2005 High/Scope Educational Research Foundation.

 

You may also like
Social media genitori
Social media e genitori
L’agricoltura sociale in Italia: il buon seme

Leave Your Comment

Your Comment*

Your Name*
Your Webpage