Cooperazione e Comunità Laboratorio di apprendimento

Tendenza a dragare: riflessioni dal Servizio Civile

dragare
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Andrea Detoma, uno dei ragazzi impegnati nei nostri progetti di Servizio Civile Nazionale, ha scritto alcune riflessioni sul lavoro che sta svolgendo presso la Casa di Mattoni e la sua voglia di dragare il fondo delle coscienze umane per trovare ciò che vi si nasconde di prezioso.


Forse il problema è solo mio, forse sono un inguaribile pensatore, forse non è opportuno cercare infiniti pretesti per infiniti pensieri. Eppure, non sarò il solo – mi correggo – eppure, non voglio sentirmi il solo; evito di pensare di essere l’unico che ha bisogno di bucare, scavare, dragare il terreno del presente, in cerca di qualcosa di prezioso, di un’essenza nascosta che non si trova in superficie.

Il pretesto “pensoso” è il seguente: sto insegnando italiano agli stranieri; S., afghano, minorenne, ha bisogno di imparare l’italiano per accedere al mondo del lavoro. La prassi è insegnargli le basi e, dopo l’insegnamento dei convenevoli, si passa ai verbi fondamentali: ESSERE ed AVERE. Nonostante le naturali difficoltà, dopo due giorni, il ragazzo riesce a dire correttamente il verbo essere, ma non il verbo avere. Passa una settimana, ma il risultato non cambia, io sono, sì, io ho, no. Da insegnante mi sono chiesto come fare per risolvere il problema e, nel momento esatto in cui ho iniziato a scavare nei suoi occhi, ho capito (ho voluto capire) che la povertà, forse, ti condiziona. Il verbo avere è inessenziale per una persona che ha perso tutto. Il verbo avere, per lui, viene dopo il verbo essere e il verbo fare. Il verbo avere è un verbo secondario.

Ora, in realtà, capisco come per lui sia difficile capire che l’acca sia una lettera muta: vedo come il problema maggiore non sia il ripetere ad alta voce tale verbo seguendo la mia pronuncia: lui sragiona quando cerca di leggere dei caratteri a lui non familiari e cerca di associarli al suono della mia voce. Però preferisco pensare che ci sia come una sorta di morale: mi piace pensare che una volta risaliti dal fondo, una volta trovata la possibilità di ripartire da zero, dopo fughe e guerre, la testa resetti i propri valori. Dunque, diventa fondamentale essere, capire, lavorare, avere una famiglia nuova composta da persone che hanno perso la propria casa come me e da persone che si prendono cura di me. Mi piace vederlo gioire quando mi congratulo per come lui pronuncia “Gennaio”, vi posso assicurare che a livello personale, è una soddisfazione che vale più di quello che si può comprare – avere.

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