Cooperazione e Comunità

Service Learning, dalla scuola alla comunità locale e ritorno

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Il Service Learning è un approccio didattico ed educativo, già molto conosciuto e praticato in Sudamerica e nel mondo anglosassone, che adesso muove i suoi primi passi anche nella scuola pubblica italiana. Esso punta a unire il Service (l’impegno civile e sociale per la comunità, la cittadinanza, le azioni solidali) e il Learning (l’acquisizione di conoscenze relative al corso di studi, oltre che di competenze relazionali, professionali, metodologiche e sociali).

L’idea portante è quella di promuovere negli studenti uno sviluppo di conoscenze e di sensibilità attraverso la costruzione di specifiche situazioni didattiche che ruotano intorno ad un servizio concreto e solidale alla comunità del territorio su cui insiste la scuola. Le attività partono, quindi, da situazioni problematiche reali (della città, del quartiere, della stessa scuola) e fanno sì che gli studenti siano parte attiva nel processo di apprendimento e poi di progettazione e soluzione del problema. È il caso, ad esempio, degli studenti di un linguistico che, avendo rilevato sul loro territorio un bisogno di apprendimento della lingua italiana da parte degli stranieri residenti, rispondono a quella necessità sociale preparandosi, organizzando e realizzando un corso di italiano come seconda lingua per migranti. Il Service Learning, insomma, è un imparare agendo.

Questo approccio didattico-educativo non nasce dal nulla e, anzi, si ricollega alle prospettive pedagogiche, che potremmo ormai definire “classiche”, di Dewey negli Stati Uniti e di Freire nell’America Latina. Avviene così che intuizioni quali educazione democratica, partecipazione alla cittadinanza, apprendimento attivo, responsabilità sociale, tornano molto attuali e in maniera ancora più prorompente, dal momento che la cultura dominante propone, al contrario, una visione totalmente individualistica dell’apprendimento.

Nel Service Learning ci sono tutti gli elementi per un insegnamento significativo e completo, rivolto a fare degli studenti non solo individui preparati culturalmente e professionalmente ma anche persone umanamente ricche e socialmente consapevoli: lo sviluppo delle competenze, la loro messa alla prova nelle situazioni concrete, il collegamento tra la scuola e la vita reale.

Scrive Italo Fiorin, docente della Lumsa e padre teorico del Service Learning in Italia, che “il valore aggiunto è dato dal fatto che esso, mentre promuove lo sviluppo cognitivo (la “testa ben fatta” di cui parla E. Morin), sviluppa dimensioni della persona che rischiano di essere dimenticate: la dimensione sociale, etica, spirituale. Il Service Learning, mettendo gli studenti di fronte a problemi presenti nella realtà di vita, li avvicina alla loro comunità. Fortemente ancorato all’esperienza, tanto degli alunni quanto del contesto sociale, il Service Learning valorizza il protagonismo degli studenti, ricorrendo alle migliori metodologie di tipo attivo e socio-costruttivo. Sul piano pedagogico siamo di fronte ad una proposta che si rivolge all’integralità della persona, promuovendo lo sviluppo della mente (la testa ben fatta), della mano (la competenza nell’azione) e del cuore (la disponibilità verso gli altri, la solidarietà)”.

Gli studenti, così responsabilizzati nei confronti dei bisogni sociali non saranno, tuttavia, gli unici protagonisti attivi di questo percorso di scoperta del “bene comune”: il servizio non è a senso unico, ma deve diventare una forma di aiuto reciproco, nella quale chi dà, anche riceve, e non solo in termini di arricchimento umano personale, ma anche di apprendimento.

Il Service Learning infine presuppone, elemento non secondario, l’esistenza di un gruppo. Non si può pretendere di costruire e offrire socialità all’esterno delle mura scolastiche se, prima, non si è sviluppato un sufficiente grado di relazione e socialità all’interno. Una classe di studenti che non ha fatto un percorso per diventare un vero gruppo, cioè un soggetto collettivo capace di produrre cambiamento anche all’esterno, non sarà in grado di affrontare consapevolmente un discorso come quello di cui si parla. Per fare gruppo non basta essere una classe e vivere sotto lo stesso tetto scolastico per anni. Il gruppo va attivato, curato, manutenuto. Se ne deduce che il processo costruttivo che porterà alla realizzazione di progetti di Service Learning funziona per cerchi concentrici: da quello più piccolo del gruppo classe a quello allargato della comunità territoriale. Se non viene innescato il primo, verrà a mancare anche il secondo.

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