Cooperazione e Comunità

Perché è importante l’animazione di comunità

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Come abbiamo raccontato qualche mese fa su questo blog, nell’estate 2016 AgenziaRES è stata coinvolta in una sfida atipica. Riassumendo: sul punto di dover attivare il nuovo servizio SPRAR del Comune di Fermo è stato scelto, invece di tenere un profilo basso come a volte si tende a fare in questi casi, di coinvolgere attivamente la comunità ospitante per prepararla all’incontro con gli utenti SPRAR. Un racconto parziale di quell’esperienza e le prime impressioni a riguardo le trovate qui.

L’equipe di operatori SPRAR ha quindi organizzato degli incontri di quartiere, uno per ogni appartamento SPRAR, per incontrarsi, conoscersi e attivare un processo di fiducia verso gli operatori stessi. Il progetto SPRAR è poi partito, i diversi appartamenti sono ora abitati e a qualche mese di distanza da quei primi incontri se ne stanno facendo altri, per monitorare – chiamando la comunità di quartiere a testimoniarlo – l’andamento dei progetti e presentare la seconda fase del percorso SPRAR, la proposta cioè dell’accoglienza in famiglia.

È decisamente presto per avere una visione chiara dei risultati raggiunti e dell’impatto che questo approccio inusuale ha avuto e può continuare ad avere sul percorso SPRAR, sull’integrazione dei ragazzi e sulla percezione della comunità ospitante, ma si possono comunque fare delle considerazioni sensate.

Il primo cambiamento che si percepisce fin da subito è negli operatori: non è facile mettersi – e farsi mettere – in discussione, ma è da questo scarto che parte la relazione di fiducia fra operatori e comunità. La fiducia negli operatori può facilmente diventare fiducia – non buonismo – negli ospiti ed è chiaro come questo clima di fiducia possa essere fondamentale nel momento in cui si presentano delle criticità. La vera scoperta è sapere che le domande di quella comunità sono le stesse domande che si fanno gli operatori tra loro. Senza l’occasione dell’incontro difficilmente questo fattore sarebbe potuto emergere. Allora aldilà dello strumento specifico – in questo caso un incontro aperto alla cittadinanza, indirizzato agli abitanti di un quartiere o di una strada – quello che secondo AgenziaRes è fondamentale fare è poter facilitare la possibilità di scoprire che le tue domande sono le stesse di altre persone.

Allora, perché limitare questo cambio di prospettiva solamente per i progetti SPRAR? Perché non applicare lo stesso approccio anche nell’erogazione di altri servizi? Quante criticità potrebbero essere affrontate più facilmente se ci fosse all’origine un cambio di paradigma nella relazione operatore-utente-ambiente esterno? Creare – o forse meglio dire riprendere – un senso di comunità fra questi tre attori, questa è l’animazione nel senso in cui la intende AgenziaRes.

Nella attuale configurazione del sistema di intervento sociale, diviene quasi obbligatorio concepire la gestione dei servizi non più come mera erogazione di quanto previsto su un capitolato, ma interpretarla come il farsi carico di un pezzo di comunità a partire da un definito problema. Purtroppo quella che si è instaurata nella gestione dei servizi è stata una brutale relazione commerciale tra fornitore e cliente: invece di cercare di costruire valore reciproco per restituirlo alla comunità territoriale, ci si è concentrati su sempre più stringenti regole commerciali a garanzia della prestazione e del suo ottenimento a costi ridotti.

È chiaro che per augurarsi l’adesione a questo paradigma differente, bisogna insistere sulla consapevolezza degli attori direttamente interessati. È inevitabile che questa presa di coscienza avvenga anche in ambito politico, per la valutazione stessa dell’affidamento di servizi: riconoscere del valore nella comunità, saperlo distinguere da altre risorse meno sostenibili, riuscire a rendere sostenibile una rete di comunità senza spreco di risorse. Non è facile, è indispensabile.

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