Cooperazione e Comunità

Per un’idea di animazione di comunità

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Da molto tempo in Italia parliamo di animazione di comunità. Ma in che modo sono state costruite delle prassi davvero significative? In quale misura si tratta di un approccio consolidato e validato con chiari e condivisi riferimenti metodologici? Quanta convinzione c’è (e da parte di chi, verrebbe da dire) sulla opportunità di questo tipo di intervento?

AgenziaRES intende ripartire da queste domande ed intorno ad esse prova a ricostruire una propria definizione e una specifica metodologia di intervento: chiaramente partendo dalla conoscenza delle più interessanti prassi in essere.

Per questo giovedì 6 luglio, presso l’aula formativa dell’ex-Bambin Gesù a Fermo terremo un seminario sull’animazione di comunità che intende essere un laboratorio guidato per ridefinire l’idea di animazione di comunità: le sue finalità, le caratteristiche principali ed i processi. Guideranno la riflessione Stefano Carbone e Christian Gretter, esperti sul tema con alle spalle importanti esperienze di attivazione delle comunità locali nel Triveneto, nelle Marche ed in altri contesti.

Proviamo però a comprendere meglio le premesse. L’animazione di comunità torna ad essere un tema centrale nelle politiche sociali, in questo momento, più per questioni di carenza di risorse che per una reale adesione ad un approccio. In una fase di ritirata dell’intervento pubblico, in cui le risorse messe in gioco diminuiscono costantemente, sorge il pensiero di attivare le capacità endogene della comunità di generare processi riparativi. Si moltiplicano quindi espressioni che vanno dal welfare comunitario al welfare generativo. Modi differenti per dire che in assenza di risorse pubbliche occorre che la comunità si rimbocchi le maniche e provi a costruire modalità proprie per sostenere le fragilità e garantire benessere ai suoi membri.

La nostra cooperativa è partita da un’esigenza concreta. Stiamo realizzando interventi di seconda accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo nell’ambito del sistema SPRAR: un sistema che ha costruito una complessa e articolata linea guida in relazione alle modalità con cui il migrante deve essere accolto. Deve essere favorita e sostenuta, inoltre, l’integrazione, ma che non sembra affatto preoccuparsi dei contesti. La nostra percezione è che non possiamo pensare di attivare interventi di accoglienza senza occuparci della comunità. Non possiamo mettere a vivere fianco a fianco persone senza interessarci di loro; non possiamo preoccuparci dei migranti nei nostri appartamenti senza fare attenzione ai loro vicini; non possiamo credere che la qualità della nostra accoglienza dipenda solo dalla competenza dei nostri operatori e dalla corretta applicazione dei protocolli, senza prenderci cura dell’ambiente di vita che si va ad abitare.

E allora abbiamo ricominciato a ragionare sull’animazione di comunità. Abbiamo ricominciato con l’intento di costruire un tessuto connettivo tra i nostri appartamenti ed il contesto comunitario in cui si trovano. Abbiamo ricominciato perché questo tessuto connettivo permette di leggere la comunità e comprenderne i bisogni e le domande; diviene così il modo per rendere più efficaci gli interventi che si producono, ma anche di individuare nuove risposte e nuove sfide sulle quali mettersi in gioco.

L’animazione di comunità può in questo modo divenire un approccio di riferimento strategico per l’impresa sociale e per la cooperazione sociale in modo particolare. Diviene la modalità con la quale riaffermare in maniera importante ed efficace un forte e stretto legame con il territorio di riferimento; una alleanza vera con la comunità. Una sorta di patto nel quale la cooperativa si prende cura del contesto e questo si prende cura di quell’impresa che ne è la sua espressione. Crediamo che solo con un approccio basato su questi principi la cooperazione possa affermare la sua alterità da qualunque altra tipologia di impresa e in questo modo dare un senso a sé stessa e alla sua non fungibilità. La cooperazione sociale, tramite l’animazione territoriale può e deve tornare a colloquiare con la comunità e divenirne una sua espressione in una relazione di reciproco affidamento e fiducia. Crediamo davvero che sia l’unica possibilità di crescita e innovazione che essa possa perseguire: il resto è di scarsa rilevanza e non garantisce alcuna peculiarità per la cooperazione sociale.

Per iscriversi al seminario e maggiori informazioni qui

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