Cooperazione e Comunità Innovazione Sociale

Partecipazione, comunità e consapevolezza

partecipazione
0

Si chiama YUC (acronimo dell’inglese Youth Urban Center) ed è nato questa settimana all’Informagiovani di Ancona. Si tratta del progetto promosso per creare uno spazio partecipativo per i giovani della città con un obiettivo particolare: aumentare la consapevolezza che la partecipazione è un fattore fondamentale per la propria crescita e quella della comunità in cui si vive. Partecipazione, comunità, consapevolezza sono tre parole particolari e importanti di questi tempi.

Particolari perché a mio avviso rischiano spesso di essere fraintese o mal comprese. Per esempio: ho l’impressione che la partecipazione si limiti spesso a quella che possiamo esprimere con un hashtag, legando il nostro pensiero agli altri nel fiume dello streaming on line; per carità si tratta di discussioni che hanno il vantaggio di poter essere condivise con molte persone, ma spesso rischiamo di farci trovare sempre all’interno della stessa bolla (spiega meglio che cosa intendo questo articolo de IlPost). Ma YUC non è un progetto contro la tecnologia digitale, anzi l’intento è quello di partire dalle relazioni digitali (ma si possono chiamare così?) per andare oltre. Gli esperti di networking lo dicono già da tempo: la costruzione di una solida community, anche quando nasce da un incontro su piattaforme digitali, ha necessità di consolidare i propri legami attraverso un contatto diverso. E, mi permetto di aggiungere, anche attraverso la sperimentazione fisica in un certo qual senso della relazione con gli altri.

Credo che i media sociali siano dei potenti moltiplicatori delle relazioni umane e non un loro sostituto. Possiamo scegliere con più attenzione e consapevolezza con chi vogliamo avere a che fare, collaborare, lavorare, praticare uno sport, condividere un’emozione: un’occasione che dobbiamo imparare a sfruttare e forse anche che dobbiamo abituarci ad avere. YUC in questo ha un’ambizione più grande ed è quella di poter far nascere una comunità di ragazzi e ragazze in grado di agire nel proprio contesto per trasformarlo: individuando un bisogno, trovando la risposta, trasformando quella risposta in un servizio offerto. Lo stesso ideale percorso che fanno (o dovrebbero fare) le pubbliche amministrazioni e, per quanto paradossale, anche le start-up.

Per questo motivo il progetto YUC prevede un preciso programma: una prima parte dedicata alla partecipazione e al design dei servizi, con l’eplorazione di buone pratiche sui temi della cittadinanza e partecipazione, del co-design dei servizi, di amministrazione condivisa e sussidiarietà; una seconda parte di project work per l’analisi dei bisogni e delle opportunità del territorio per arrivare alla definizione di progetti pilota che rispondano realmente a bisogni del territorio; una terza parte di realizzazione di prototipi di servizi pubblici o privati che potranno essere sviluppati da soggetti pubblici o da imprese sociali. In questo credo che YUC sia un processo di innovazione sociale che merita di essere osservato e seguito con particolare attenzione.

You may also like
Genitori in rete… o in trappola?
WelfaRES: un manifestino

Leave Your Comment

Your Comment*

Your Name*
Your Webpage