Comunicazione Sociale

Tra tecnologie e persone. Quando l’autonomia è sinonimo di libertà per gli anziani

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Rispetto all’aiuto delle persone anziane affette da demenze, molte delle possibilità di intervento sono legate alla categoria dell’”abitare” e a tutte le dimensioni da cui questo è costituito. Quando siamo in presenza di una malattia degenerativa che non può – allo stato attuale della ricerca – essere curata e nemmeno per certi versi arrestata nel suo incedere, divengono di grande rilevanza tutti quei fattori che possono consentire una migliore vivibilità e permettere ancora processi di interazione ed autonomia. Questi processi si svolgono opportunamente nell’ambiente domestico, che va sempre considerato come il migliore contesto nel quale gestire il paziente, grazie anche a quelle sue caratteristiche di stimolo di ricordi e di memorie che sono in grado di generare emozioni, utili a mantenere un gancio con la realtà e con la piena espressione della propria personalità.

In questi ultimi anni sono quindi aumentate le esperienze che provano a realizzare interventi per la persona anziana (in presenza di demenza o a rischio) finalizzate ad offrire ambienti maggiormente capaci di garantire un “abitare” adeguato alle situazioni. Per fare questo sono stati sollecitati strumenti differenti. Da una parte una serie di esperienze che hanno provato a giocare sullo spazio fisico, sulla casa. Lo hanno fatto in due modi: rivedendo le soluzioni di arredo e la conformazione degli spazi per cercare di renderli maggiormente adeguati alla persona con demenze. Su questo versante si sono sviluppate una serie di esperienze che riguardano le modalità con le quali deve essere ripensato l’arredo domestico, vanno ridipinte le pareti, vanno eliminati o comunque riviste nella loro disposizione le suppellettili.

La motivazione di tali attenzioni riguarda l’eliminazione di qualunque occasione di pericolo in relazione all’attività di wandering dell’anziano (cioè il suo vagabondare sia all’interno della casa sia all’esterno) e comunque rispetto alla sua limitata capacità di riconoscere l’uso legittimo degli oggetti. Ѐ necessario creare dei contrasti di colore e di disegno per aiutare la mente a collocare spazi e utensili, bisogna ripensare la disposizione dei materiali in modo da favorire un uso comodo e semplificato.

L’altra dimensione di modificazione fisica dello spazio domestico sulla quale si stanno aprendo delle sperimentazioni, riguarda la domotica assoggettata alle specifiche esigenze dell’anziano con demenza. Quello che si definisce “assisted living”. Su questo citiamo tra tutte un’ esperienza a Mantova – presentata nello scorso autunno nel corso di un interessante convegno ed ora in fase di avvio progettuale – in cui l’ambiente di casa (all’interno di condomini di edilizia residenziale pubblica) viene riprogettato per consentire una qualche struttura di autonomia alla persona anziana. In realtà il progetto è complesso e prevede sia un incremento complessivo delle condizioni di sicurezza domestica, sia la costruzione di opportuni supporti per familiari ed assistenti, sia la realizzazione di strumentazioni tecnologiche in grado di rilevare con tempestività eventuali peggioramenti nello stato di fragilità della persona in modo da poter adottare strategie adeguate.

Da questa consegue tutto un ripensamento dell’ambiente domestico con un largo uso di tecnologie e di supporti fisici; partecipano a questa sperimentazione (insieme al Comune di Mantova capofila di tale progetto e alla Fondazione Cariverona che ne è la finanziatrice) sono l’AFPeF, la Fondazione Mazzali e la Asl. Ma è importante ricordare il ruolo scientifico dell’Università di Parma (il dipartimento di ingegneria) e Habilmente, la struttura che ha realizzato i due appartamenti sperimentali di Corte Roncati a Bologna.

Sull’altro versante c’è invece tutto un insieme di possibilità aperte dal co-abitare e quindi dall’abbinare differenti fragilità e bisogni per fare in modo che gli uni siano di sostegno agli altri. Pensiamo a esperienze di co-abitazione che si stanno avverando in differenti contesti e che ad esempio prevedono l’integrazione del bisogno abitativo di giovani universitari o di rifugiati e quello di assistenza di anziani proprietari di casa più o meno soli ed autonomi o affetti da patologie tra cui anche esordi di demenza. C’è tutta una riflessione che si sta aprendo e che sarà necessario approfondire nel corso di prossimi articoli (in parte abbiamo già accennato in passato ad esperienze in tal senso ad esempio in Olanda).

 

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