Comunicazione Sociale

Lavoro sociale nelle aree interne

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Proviamo a socializzare alcuni elementi di riflessione che stanno coinvolgendo la nostra cooperativa in merito alla costruzione di interventi sociali nelle aree interne. Ci sembra interessante creare un dibattito in merito per poter comprendere quali buone prassi e quali scelte strategiche possono essere condivise e suggerite per costruire delle efficaci politiche di welfare nelle aree interne.

Anzitutto proviamo a definire il problema e le sue caratteristiche principali. Potremmo riassumere, molto in sintesi, gli elementi problematici relativi alle aree interne in questi termini: territorio spopolato e quindi con fragilità e disagi dispersi; una comunità sempre più debole e frammentata e quindi poco capace di sostenere le singole persone e famiglie; un sistema infrastrutturale debole e spesso carente; risorse economiche ed umane insufficienti; debole capacità di attivazione e di accesso a connessioni di sistema.

Il quadro, così descritto, è decisamente insoddisfacente e sembra rendere molto complessa la possibilità di costruire interventi minimamente efficaci. Allora occorre una forte capacità di innovazione e di costruzione di pensiero strategico per riuscire a porre in essere delle progettazioni sociali che abbiano una buona capacità di impatto (per usare un termine ormai dominante).

Anzitutto l’elemento fondamentale – ancora di più di quanto lo sia nei contesti urbani e ad alto indice abitativo – è la capacità di agire integrando politiche differenti. La capacità di costruire delle economie miste in cui gli interventi siano davvero multidimensionali. Non si tratta della solita parola di moda, ma di avere la capacità di costruire progetti strategici in cui le politiche ambientali, quelle turistiche, quelle commerciali, quelle agricole, quelle delle attività produttive e quelle dei trasporti, sono informate da un’idea di territorio, di promozione sociale e territoriale, di sviluppo locale, che abbiano una efficacia concreta e un impatto credibile. È in queste aree che diviene davvero importante smettere di pensare che il welfare sia una politica specifica e settoriale, con dei servizi peculiari da realizzare e in cui l’unica integrazione importante sia quella con il sanitario.

Quindi politiche dell’abitare che abbiano a cuore la sostenibilità ambientale e la bellezza dell’intervento edilizio, occupandosi in particolare di ricostruire i centri storici di borghi millenari, perché possano dimostrarsi dimore piacevoli e sostenibili per i loro abitanti. Quindi progressivamente ripopolarsi anche di persone giovani che possano progressivamente contribuire a ricostruire un tessuto comunitario credibile e attivo. In tal senso la definizione di piani urbanistici volti alla riqualificazione del tessuto architettonico sia in senso ambientale (edifici in condizione di avere un’efficienza energetica quanto più ottimale possibile) sia in senso sismico (edifici che garantiscano reale sicurezza ai residenti pur rispettando le caratteristiche storico-architettoniche dei contesti in cui sorgono, in un Paese ad alto rischio sismico diffuso).

Quindi politiche agricole che nel cercare di riportare in vita una attività che viene progressivamente dimenticata in questi territori, cerchino anche di sostenerne una pratica che da una parte porta a valore le tecniche e le specificità delle produzioni locali e della biodiversità, dall’altra promuove modelli di produzione biologica e a basso impatto ambientale. È con queste premesse che si rende anche possibile il sorgere di una attività significativa di agricoltura sociale, tramite la quale costruire opportunità di integrazione e di autonomia per soggetti con fragilità.

Una politica turistica che sia capace di valorizzare un turismo lento e contemplativo, rispettoso del ritmo delle aree interne e delle sue identità. Un turismo nel quale c’è spazio per l’organizzazione di imprese integrate in cui possano trovare occupazione e risorse persone con svantaggio che trovano l’opportunità per ricostruire progetti individuali di autonomia economica e di accesso a relazioni umane significative. Un turismo che porta a valore gli elementi evidenziati nell’ambito delle precedenti politiche.

Tutto questo ha però bisogno di una dotazione infrastrutturale adeguata ad ospitare una popolazione stanziale con le esigenze della contemporaneità: significa dunque avere strade efficienti e ben mantenute; significa avere un trasporto locale pubblico che offra credibili collegamenti; significa avere una accesso adeguato all’istruzione; significa avere collegamento internet veloce; significa avere una adeguata copertura del segnale telefonico. Si tratta di altre condizioni essenziali e basilari, perché intorno ad esse si possa costruire una credibile comunità territoriale ed adeguati servizi.

In sostanza qui più che altrove, occuparsi di welfare comporta il soddisfare due caratteristiche essenziali: un intenso lavoro sui prerequisiti territoriali come elemento essenziale dell’azione sociale territoriale; pensare dei servizi sociali che fanno anche altro, che si occupano non solo di assistenza, ma che costruiscono un intervento che incrocia più politiche.

Da qui sorge un intervento di assistenza domiciliare per anziani che si occupa –nel mentre che eroga l’attività assistenziale a domicilio – di coinvolgere l’anziano nell’animazione di centri socio-culturali territoriali che provano a ricostruire aggregazione locale e animazione della comunità. Li supporta nell’acquisto di generi di prima necessità valorizzando però i commerci locali e le produzioni territoriali. Attiva e coinvolge associazioni territoriali con le quali costruisce l’azione di supporto, prevenzione e animazione. Individua legami possibili con aziende del territorio per misure di welfare aziendale. Introduce servizi di telemedicina e di teleassistenza. Valorizza gli immobili degli assistiti sia promuovendone riqualificazioni e ristrutturazioni, sia verificando possibilità di regimi abitativi sociali (social housing, co-housing…).

Oppure realizzare un intervento residenziale che caratterizzi la propria attività integrandosi in maniera profonda con il territorio. Promuovendo ospitalità temporanee e supporto diurno per fragilità locali. Attivando misure di agricoltura sociale per i propri ospiti, con una attenzione costante alla integrazione con il tessuto produttivo agricolo locale e con la filiera della trasformazione. Ospitando eventi e azioni per l’animazione della comunità locale. Consumando prodotti del territorio e commerci locali. Facendosi partecipe di azioni realizzate da altri attori locali, sostenendole e incoraggiandole. Interessandosi per le politiche infrastrutturali del territorio e supportandone l’azione e le richieste.

Solo alcuni esempi di come dovrebbero essere ripensati gli interventi ed i servizi locali: ovunque, ma in modo particolare nelle aree interne. Devono essere informati da una visione che mette al centro la comunità territoriale e costruisce un’azione per essa: non si può trattare mai di interventi rigidamente settoriali. Ci sembra che in una fase in cui si torna indietro a costruire politiche settoriali – e ad esempio si istituisce un ministero per le disabilità – buttando a monte anni di riflessione sulla pianificazione territoriale e sull’idea di un welfare costruito tramite l’integrazione di politiche e piani differenti, sia importante ribadire questi concetti e auspicarne una ampia prevalenza di riferimento strategico.

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